Dati strutturati

I dati strutturati sono le informazioni che una pagina fornisce su se stessa in un formato leggibile dalle macchine, oltre al testo che l’utente vede. Non dicono come appare la pagina: dicono che cosa è. Un articolo è un articolo, una scheda prodotto è un prodotto, un evento ha una data e un luogo.

Servono a tre cose. La prima è farsi capire: il motore non deve dedurre dal testo se quel contenuto è una guida, una recensione o un annuncio. La seconda è diventare ammissibili ai risultati arricchiti, cioè alle aggiunte visive nella pagina dei risultati. La terza, sempre più importante, è farsi citare dagli assistenti AI, che leggono le fonti e hanno bisogno di sapere con che tipo di contenuto hanno a che fare.

Un esempio: una pagina che raccoglie le domande frequenti sull’hosting WordPress può dichiararsi come insieme di domande e risposte. Nella pagina dei risultati quel contenuto diventa espandibile, e chi cerca trova la risposta senza aprire il sito. Lo stesso vale per una recensione con un voto, o per una ricetta con tempi e porzioni.

L’errore tipico è l’incoerenza: dati strutturati che dicono una cosa e pagina che ne mostra un’altra — un prezzo diverso, una data vecchia, un autore che non c’è. Il motore se ne accorge e il risultato arricchito non arriva. Un altro errore è riempire la pagina con dieci tipi diversi sperando che uno funzioni.

In pratica: si scelgono i tipi che il contenuto giustifica, si tengono allineati al contenuto quando cambia, e si verifica con gli strumenti di Google. Il vocabolario è schema.org, il formato di scrittura consigliato è il JSON-LD, e su WordPress il lavoro lo fa il plugin SEO.

Fonte: developers.google.com