SERP è l’acronimo di Search Engine Results Page, la pagina che il motore di ricerca restituisce dopo una ricerca. Non è una cosa sola: contiene risultati organici, annunci pubblicitari, risultati arricchiti, riquadri di risposta e, sempre più spesso, una sintesi generata dall’intelligenza artificiale.
Perché è diventata importante guardarla prima di scrivere: la SERP dice che cosa si aspetta chi cerca. Se per una query in cima ci sono guide lunghe, l’intento è informativo; se ci sono schede prodotto e confronti, l’intento è commerciale. Scrivere una guida per un intento commerciale — o il contrario — è il modo più rapido per non posizionarsi.
Un esempio: cercando una frase come «schema markup WordPress» si vedono articoli, qualche video e spesso una sezione di domande espandibili. Chi scrive su quella query sa già che cosa deve produrre e che cosa compete con lui.
L’errore è misurare la SERP solo in clic. Una pagina può comparire per una query, essere letta nel riquadro di risposta o nella sintesi AI, e non ricevere nessun clic: non significa che non stia lavorando. Il secondo errore è guardare la SERP una volta sola, all’inizio: cambia, e con lei cambia l’intento.
In pratica: si guardano i primi dieci risultati per la query scelta, si annota che tipo di contenuto prevale, e si controlla nei mesi successivi se compaiono nuovi elementi — video, domande, sintesi generate. Il titolo e la descrizione si scrivono per quella pagina, non per il motore in astratto.
Fonte: developers.google.com